venerdì 30 gennaio 2009

Effetto Spagna sul fotovoltaico mondiale


Avevamo già detto su questa pagine dell’exploit del fotovoltaico in Spagna nel 2008, ma i risultati segnalati dalla società di consulenza di settore Solarplaza.com sono incredibili.
Il mercato spagnolo del fotovoltaico è cresciuto infatti di oltre 2.660 MW nel solo 2008 (+300% rispetto al 2007), una cifra formidabile se si pensa che i dati a livello mondiale per l’anno scorso si attestano a circa 5.600 MW.
Ma questa cifra spagnola è ancora una stima e secondo la Commissione Nazionale dell’Energia (CNE) potrebbe addirittura superare i 3.500 MW. Un risultato che è frutto anche di una “disperata” corsa alle installazioni a causa della nuova e discutibile legislazione nazionale che prevede per il 2009 un massimo di potenza FV installabile nel paese di 500 MW, oltre ad una riduzione della tariffa fissa pari al 30%.

La certa decrescita della domanda in Spagna creerà probabilmente una sovrapproduzione a livello globale che, con la situazione economica e finanziaria attuale, non può dirsi certo una bella notizia per tutta l’industria solare che dovrà forse rivedere le proprie strategie.
Per i consumatori, al contrario, potrebbe rivelarsi una notizia positiva. Infatti, secondo Solarplaza.com, i prezzi lungo tutta la catena dell’offerta del fotovoltaico dovrebbero calare del 20-40%. Già oggi i moduli non sono stati mai così economici.
In una valutazione su scala mondiale “l’effetto Spagna” potrebbe, secondo gli analisti della società di consulenza, ridurre la crescita totale fotovoltaica del 2009: circa il 10% rispetto al 2008.

Da questo incerto quadro di mercato possiamo imparare una lezione che ormai da tempo i più avveduti cercano di ricordare: il fotovoltaico dipende ancora troppo dalle decisione politiche in merito alle tariffe, ma non sono quelle più alte a consentire la crescita del settore, quanto una policy di lungo periodo, stabile nel tempo. Le tariffe dovrebbero decrescere gradualmente e prevedibilmente nel corso degli anni, in modo da far individuare all’industria specifici obiettivi di riduzione dei costi, e quindi dei prezzi. L’esempio tedesco deve far scuola.

LB

Da Qualenergia.it



Lo staff di Solareshop.com

martedì 27 gennaio 2009

Pannelli solari obbligatori, dal 1° gennaio 2009, per le case nuove



Dal 1° gennaio, in Italia, c'è l'obbligo di farsi l'energia sul tetto di casa, grazie al sole. Ma pochi lo sanno. Tra questi i costruttori edili, che però recalcitrano.Non è arrivata alle prime pagine dei giornali l'entrata in vigore, dal principio del 2009, di un articolo (il 289) della Legge finanziaria 2008 (attenzione: è la penultima, quella di un anno fa) che fa fare un'accelerazione alle energie rinnovabili nel settore immobiliare.

Un terzo del fabbisogno verrà dal sole. Eppure è una piccola rivoluzione: d'ora in poi tutte le nuove case dovranno essere dotate di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili nella misura di almeno un Kilowatt di potenza per ogni appartamento.
In sostanza tutte le nuove abitazioni dovranno essere dotate di pannelli fotovoltaici (quelli che trasformano i raggi del sole in energia elettrica) nella misura di un Kilowatt di potenza per ogni singolo alloggio.
Il che significa, all'incirca, che un 30-40% dell'energia necessaria alla famiglia che abita il nuovo alloggio sarà fornita dall'impianto fotovoltaico.
Il tutto grazie a circa otto metri quadri di tetto (per ogni unità abitativa dell'edificio) che dovranno essere occupati da pannelli. E questa misura dovrà essere prevista già dal progettista.
Niente permesso di costruire per chi svicola. Chi non presenterà un progetto così predisposto – continua la Finanziaria – va incontro ad una cosa semplice semplice: non gli verrà rilasciato il permesso di costruire. «Anche noi – commenta l'assessore all'Urbanistica e all'Edilizia privata del Comune di Venezia, Gianfranco Vecchiato – ci siamo già uniformati alla nuova legge per tutti i progetti presentati a partire dal 1° gennaio scorso».
Per capire il “peso” della novità appena introdotta basta fare due conti: nel 2008, nel solo Veneto, si sono costruiti circa 40.000 appartamenti nuovi. Ed è certamente vero che nel 2009, a causa della crisi economico-finanziaria che si ripercuote pesantemente sul “mattone”, si costruirà di meno. Ma almeno 30.000 nuove abitazioni sono prevedibili.
E 30.000 nuovi impianti fotovoltaici, nel solo Veneto, rappresentano una mole di lavoro enorme per le aziende installatrici. Negli ultimi due anni, nell'intera penisola, sono stati installati circa 25.000 impianti fotovoltaici, sia pure di potenza sempre superiore (dai 2-3 Kilowatt degli impianti domestici ai Megawatt di qualche raro sito).
Gamberale (Kyoto Club): «Ma chi controllerà?». «La nuova legge è ottima – commenta Mario Gamberale, Coordinatore del gruppo di lavoro fonti rinnovabili e risparmio del Kyoto Club – il problema è che ci sono timori che non venga attuata. Sono i Comuni che la devono applicare, negando l'autorizzazione edilizia a chi non progetta case con i pannelli solari o l'abitabilità a chi poi “dimentica” di installarli. In Italia, si sa, c'è il forte rischio che le leggi vengano aggirate. Ma noi del Kyoto Club stiamo facendo pressione sui Comuni perché si organizzino per vigilare».
I costruttori: «Dubbi sulla legge e no alle imposizioni». In realtà chi sta recalcitrando con maggior forza sono i costruttori edili. L'Ance, l'associazione che li raccoglie, sta facendo pressione sul Governo e sul Parlamento perché si arrivi a riformulare una norma che viene considerata inadeguata rispetto alle esigenze e alla capacità di assorbimento del mercato immobiliare italiano.
«E poi – spiega il direttore di Ance Venezia, Antonio Vespignani – sosteniamo che la formulazione della legge lascia spazio a parecchi dubbi e alla possibilità di interpretazioni arbitrarie».
La legge, infatti, obbliga a installare pannelli fotovoltaici su ogni nuova casa “compatibilmente con la realizzabilità tecnica dell'intervento”. «E la compatibilità – precisa Vespignani – non è definita dalla legge, che resta vaga e lascia ad ogni singolo Comune un ampio margine di discrezionalità. In più non concordiamo sull'imposizione di questa misura. E' meglio, invece, che sia ogni committente, o costruttore, in ragione delle sue esigenze e possibilità, a decidere cosa fare».
La paura di un costo in più. Obiezioni – queste dei costruttori – dietro alle quali aleggia il timore, specie in questo periodo di vacche magre e portafogli sgonfi, che l'obbligo di aggiungere “un pezzo in più” spaventi chi vuole costruire. E metta paura soprattutto a chi vuole comprare, visto che già oggi, perlopiù, le famiglie si accollano mutui per quasi l'intera cifra dell'alloggio acquistato.
In effetti ogni Kilowatt di impianto fotovoltaico ha un costo significativo, sui 6-7.000 euro. Ma da circa tre anni in qua lo Stato italiano agevola in maniera molto consistente chi fa questa scelta, trasformando – con la formula del “conto energia” - la spesa in un investimento fruttifero. Fruttifero non solo per l'ambiente, ma anche per il salvadanaio.
La spesa iniziale viene infatti ammortizzata in circa dieci anni, mentre i successivi dieci (il “conto energia” distribuisce contributi ai titolari di fotovoltaico per vent'anni) portano puri guadagni. E, per chi ha contratto un mutuo, è proprio dai pannelli fotovoltaici che arrivano i quattrini per pagare una parte delle rate del mutuo.
Vecchiato: «I costruttori capiranno i vantaggi». «Io sono convinto – conclude l'assessore Vecchiato – che i costruttori, specie quelli del Veneziano, che si sono sempre dimostrati sensibili alle novità eco-compatibili dell'edilizia, capiranno il valore della misura introdotta. Lo stesso mercato, d'altronde, va in questa direzione, e non credo che i costruttori vorranno fare un'operazione di retroguardia».

Giorgio Malavasi Tratto da Gente Veneta

Quello che i giornali e i telegiornali nazionali non dicono.... In realtà per operatori del settore ed ambientalisti mi sembra una notizia piuttosto interessante, che ne dite?

Lo staff di Solareshop.com




lunedì 26 gennaio 2009

Energia, il sole sorge a Nordest


Spunta il sole nel cielo del Nordest; e per giunta è un sole democratico. Sissignori, assicura Luca Zingale: "Il mercato dell’energia solare è facilmente aggredibile dalle piccole e medie imprese, diversamente da quello dell’energia convenzionale che invece ha soglie di accesso molto elevate, accessibili al massimo a tre o quattro protagonisti. Insomma, è un settore democratico, che presenta opportunità di business anche per soggetti più deboli". Zingale è il responsabile scientifico di Solarexpo, vetrina internazionale di riferimento del settore delle energie rinnovabili, che si tiene a Verona, e che dal 7 al 9 maggio prossimi festeggerà il decennale. La sua dislocazione geografica non è affatto casuale: con poco meno di 2mila impianti fotovoltaici su un totale nazionale di 9mila, per una potenza complessiva di 18.500 Kw (su un totale di 92mila), il Nordest rappresenta un vero e proprio distretto del solare. Con punte avanzate a Trento, il Comune italiano con il maggior numero di impianti fotovoltaici (una produzione di 210 kW l’anno), a Bolzano, con la più alta diffusione nazionale di pannelli sia in assoluto che in rapporto alla popolazione (poco meno di 5mila metri quadrati, con una media di 51 ogni 1.000 abitanti), e alla stessa Verona, quattordicesima nella graduatoria della diffusione del solare termico. Infine, Trentino Alto Adige e Veneto sono in testa alla classifica nazionale della produzione di "energia pulita".
In giro per il territorio si trovano poi casi di assoluta eccellenza. Come quello in via di ultimazione a Castelminio, nel Trevigiano, con il più grande impianto fotovoltaico italiano, a servizio di due aziende, la Metalco e la Grisport: una superficie di pannelli grande come sette campi di calcio, per una produzione annua di 1.680 Mwh, pari al consumo domestico di 540 abitazioni e di 2.200 persone; ecologico pure, visto che consentirà di risparmiare 1.000 tonnellate l’anno di anidride carbonica, l’equivalente dell’assorbimento di una foresta di 2 milioni di metri quadri; il tutto per un investimento di 8 milioni di euro. O come quello da poco inaugurato sempre nel Trevigiano, a Cessalto, il maggior impianto fotovoltaico italiano in agricoltura, a servizio dell’azienda Corvezzo: 1.800 metri quadri di superficie coperta, una produzione media annua di 223.800 Kwh, 51 tonnellate di petrolio risparmiate, un investimento da 1,2 milioni di euro.
Solarexpo è la vetrina ideale per una realtà così articolata, conferma Zingale: "La presenza delle aziende nordestine alla nostra rassegna è molto consistente, al punto da poter parlare di un vero e proprio distretto del Nordest delle energie rinnovabili. Un espositore su quattro viene dalle tre regioni dell’area: nella scorsa edizione, si è trattato di 113 aziende, l’80 per cento delle quali venete, su un totale di 455". E’ una realtà in piena espansione, con un mercato del fotovoltaico che in Italia sta crescendo del 500 per cento l’anno, e con quello del solare termico attestato sul 100 per cento. Mercato ricco, sottolinea Zingale: "Gli incassi sono consistenti, circa 6mila euro per un impianto fotovoltaico, tra i 3 e i 4mila per uno solare, oltretutto con margini di installazione non elevati, visto che grazie agli sgravi metà sono a carico del governo".
Ci sono peraltro anche gli scettici, sempre a Nordest. Come Alessandro Rossi, della vicentina Rossienergia: "Il solare in Italia non ha futuro. Si faranno impianti fino a che ci saranno gli incentivi, ma tra dieci anni dovremo buttare via tutto. Servono troppi soldi, in realtà il vero futuro è solo il nucleare". O come Zeno Soave, di Socotherm: "Noi nel fotovoltaico ci siamo, perché siamo convinti che serva un mix di energie. Ma per continuare su questa via servono incentivi, perché i costi delle rinnovabili sono altissimi, e senza gli aiuti governativi diventerebbero insostenibili". Dalla padovana Schuco Italia giunge una posizione più articolata, espressa da Roberto Brovazzo: "Bisogna puntare sull’installazione di impianti solari fotovoltaici e termici, abbinata a ristrutturazioni edilizie che aumentino il risparmio energetico. Ma per vincere la battaglia delle rinnovabili è necessario un cambio di mentalità da parte di cittadini e aziende; bisogna modificare radicalmente l’approccio collettivo delle nostre società, che consumano altissime quantità di energia, e pensano che il dibattito si riduca alla scelta tuttopetrolio o tuttonucleare. In Italia c’è ancora molto da fare, visto che petrolio e derivati coprono il 49 per cento del fabbisogno nazionale per la produzione di energia elettrica, a fronte di una media dei partner europei del 40".
Intanto, sempre a Nordest si stanno aprendo nuovi fronti, specie nella direzione di risalire a monte della filiera, per diventare produttori di silicio (indispensabile per la realizzazione dei wafer, delle celle e dei moduli fotovoltaici), cosa che consentirebbe di ridurre sensibilmente i costi finali degli impianti. Su questa strada sono all’avanguardia due aziende padovane di Carmignano di Brenta, Helios Technology (gruppo Kerself) fondata da Franco Traverso, e SE Projects (gruppo Solon) fondata da Domenico Sartore, attive da anni nel mercato delle energie rinnovabili, e che nel corso di quest’anno avvieranno la produzione di polysilicon, entrando così in concorrenza con la Memc, multinazionale americana che attualmente in Italia è l’unica produttrice di silicio.

Da La Repubblica

Lo staff di Solareshop.com

domenica 25 gennaio 2009

Boom del fotovoltaico in Italia: quadruplicati gli impianti


Se non è boom non si sa come chiamarlo. Da 6364 impianti in esercizio al 9 gennaio 2008 si è saliti oggi a 24367; da 63 MW installati alla stessa data si sfiorano oggi i 300 MW (297,6 per la previsione). Sono i numeri del fotovoltaico in Italia la forma di energia rinnovabile a più alto profilo mediatico nel nostro Paese. Non ci sono ancora dati sulla produzione nello stesso periodo (un dato fondamentale, vista l'imprevidibilità dell'energia solare a terra), e sono difficili da calcolare in quanto il Gestore del Sistema Elettrico, che ha l'incarico per legge di fornire dati statistici in merito, ha appena messo a disposizione il suo rapporto che si ferma alla fine dello scorso agosto. Elaborando però i dati disponibili si possono fare alcune osservazioni interessanti che vanno al di là delle cifre incontestabilmente lusinghiere.

Innanzitutto, una tendenza che avevamo già rilevato un anno fa si è rafforzata: la rimodulazione degli incentivi introdotta dal Nuovo Conto Energia (NCE) ha spinto a concentrare l'attività sugli impianti di piccola e piccolissima taglia (i famosi tetti fotovoltaici). Il 97 per cento delle installazioni a NCE è infatti di dimensioni inferiori a 20 KW, e il 56 per cento inferiore ai 3 KW. I dati aggregati, che comprendono anche la “coda” degli impianti autorizzati in base agli incentivi del Vecchio Conto Energia (VCE), vedono il dati dei piccoli/piccolissimi al 92 per cento, riflettendo la non penalizzazione dei quelle tariffe nei confronti di medi e grandi impianti. Altri dati relativi alla coda del VCE confermano questa particolarità: il migliaio circa di impianti VCE installati nel 2008 ha portato da solo circa 85 nuovi MW fotovoltaici, mentre ce ne sono voluti 17.000 NCE per apportarne circa 140.

Dal punto di vista strettamente delle prospettive della microgenerazione da fotovoltaico, quindi, il 2008 è stato un anno importante, con un'evoluzione che ha regolarmente sorpassato le previsioni del GSE (penalizzato anche dal fatto che l'NCE ha spostato l'iter autorizzativo alla fine della realizzazione degli impianti, per cui si trova senza strumenti previsionali certi), sia in numero di impianti che di potenza. Fattori di questo accelerazione progressiva sono stati fino a luglio la crescita impetuosa e apparentemente inarrestabile del prezzo del petrolio, che ha spinto molti a “buttarsi” sul fotovoltaico domestico e che per i tempi tecnici ha avuto riflessi sino ad autunno inoltrato. Nell'ultimissima parte dell'anno un'altra spinta è venuta poi dal fatto che nel 2009 l'NCE prevede un taglio del 2 per cento degli incentivi su nuovi impianti.

Girata la boa del 1 gennaio, che c'è da aspettarsi ? Cosa succederà sul fronte del “carburante” del mercato fotovoltaico, ossia i finanziamenti bancari coperti dalla cessione dell'incentivo, è un mistero. Per ora non si hanno notizie di restrizioni nelle erogazioni di credito, ma è chiaro che se la tendenza europea alla riduzione degli incentivi al fotovoltaico proseguirà (apripista sono stati Germania, con meno 25 per cento, e Spagna, con meno 35 per cento) e si estenderà all'Italia, la “bancabilità” del fotovoltaico (ricordando che gli incentivi non sono rivalutati in base all'inflazione) soffrirà. Le fonti fossili sembrano anch'esse aver subito un ridimensionamento di prezzo duraturo, e con esse i prezzi dell'energia elettrica. Sul fronte “positivo” per il fotovoltaico c'è il calo atteso nei prezzi dei pannelli fotovoltaici, innescato da diversi fattori, in primis quello della sovracapacità produttiva in tutti gli stadi della filiera fotovoltaica dovuta alla crisi economico-finanziaria globale.

E' troppo presto per capire se questa riduzione dei prezzi sarà sostenuta da una contemporanea discesa dei costi derivanti da innovazioni tecnologiche, per esempio l'aumento della produzione di pannelli a film sottile. Sul fronte microgenerazione, comunque, il film sottile probabilmente non porterà a grandi effetti, in quanto si tratta di tecnologia conveniente per ora in impianti di grandi dimensioni e a basso rendimento, come e applicazioni su grandi edifici commerciali.

I produttori di moduli in silicio cristallino potrebbero essere costretti ad abbassare i prezzi comunque, ma ci potrebbe anche essere un effetto contrario, di segmentazione dei prezzi in base alla taglia dell'impianto che penalizzerebbe i “tetti fotovoltaici”. Inoltre, c0è da tenere presente che se i prezzi dovessero scendere troppo a costi stabili, potrebbe venire a mancare l'incentivo alla ricerca industriale a e all'allargamento della capacità produttiva. Secondo gli analisti, se il prezzo dei moduli (i componenti elementari dei pannelli) dovessero scendere dagli attuali 4 dollari/W a 2,6 dollari/W (cifra possibile entro fine 2009), i produttori lavorerebbero in perdita. Per cercare di capire come si evolveranno le cose, la cosa migliore da fare è sorvegliare le notizie di chiusure di impianti di produzione in Cina.

Per capire invece il futuro prossimo del fotovoltaico in Italia, la cosa migliore da fare è partecipare alla terza edizione delle Giornate della Microgenerazione, organizzata dal settimanale e-gazette.it e da Updating, in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano il 18 e 19 febbraio prossimi presso il Centro Congressi della Camera di Commercio in Via Meravigli 9/b. La prima giornata sarà interamente dedicata alla microgenerazione da font rinnovabili, con l'intervento in qualità di speaker di rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni del settore e delle aziende.

da www.e-gazette.it

Noi di Solarshop siamo pronti e attrezzati per contribuire a questo boom.

Lo staff di solareshop.com


martedì 20 gennaio 2009

La Spagna leader mondiale del fotovoltaico


Grazie alla politica del governo Zapatero che ha puntato molto sulle energie rinnovabili, la Spagna ha raggiunto nel 2008 oltre 2.660 MW di potenza installata da fotovoltaico, strappando alla Germania il primato di nazione leader mondiale nel settore. Il gestore spagnolo tiene comunque a precisare che il dato è ancora provvisorio e che nell’anno appena terminato si stima di aver raggiunto ben 3.700 MW installati.

Il dato è ancora più eclatante se si pensa che a fine 2007 la potenza installata era di soli 693MW, dato triplicato in un solo anno se si considerano 2.661MW o addirittura più che quintuplicato se si conteranno davvero 3.700 MW. Il nostro Paese, che pure ha fatto bene nel 2008 quadruplicando gli impianti rispetto all’anno precedente, a fine 2008 ha raggiunto quasi 300 MW.

da pienosole.it

E noi in Italia cosa stiamo aspettando? In fondo le detrazioni fiscali sono rimaste (vedi post del 17 gennaio) e indipendentemente da questo e da improbabili tensioni etiche, che in tempo di crisi contano poco, passare al fotovoltaico e al solare termico è innanzitutto un ottimo investimento, anzi, l'unico investimento ancora realmente garantito.Cosa rende gli italiani così diffidenti verso l'energia solare? E' un problema di diffusa disinformazione oppure si tratta dei soliti poteri forti?

Lo staff di solareshop.com

lunedì 19 gennaio 2009

Il bonus energia riparte dallo sconto in cinque rate


di Cristiano Dell'Oste e Fabrizio Patti


La paura, a volte, si misura in domande. Nel caso della detrazione del 55%, la paura era quella di perdere il bonus fiscale per gli interventi di risparmio energetico. Le domande, invece, sono quelle arrivate all'Enea, l'ente delegato a ricevere la documentazione: 30mila solo nell'ultima settimana dell'anno scorso, con un'impennata che porta il totale a 185mila. Per avere un'idea, basta pensare che prima del decreto anti-crisi si prevedevano 130mila domande relative al 2008. Una cifra superata di quasi il 40 per cento.A spazzare via dubbi, incertezze e timori è arrivato il disegno di legge di conversione del decreto anti-crisi (Dl 185/2008), approvato dalla Camera e ora all'esame del Senato. La nuova formulazione dell'articolo 29 ha cancellato tutte le principali limitazioni (si veda l'articolo in basso). In pratica,il 55% resta com'era,anche se per le spese sostenute dal 1�gennaio 2009la detrazione andrà sempre ripartita in cinque anni, anziché poter essere distribuita da tre a dieci rate annuali a scelta del contribuente. Una rigidità che permetterà all'agenzia delle Entrate di calcolare esattamente l'esborso annuo per il Fisco, ma che come è facile comprendere in rari casi, potrà danneggiare i beneficiari.Molti contribuenti, con il regime precedente, sceglievano la rateazione in tre anni per sfruttare al massimo la detrazione. Ma per gli interventi più costosi, o per chi aveva redditi molto bassi, poteva essere più vantaggioso spalmare il bonus su dieci annualità. Ora questa pianificazione "a lungo" dello sconto non è più possibile. Come indicato nelle schede a fianco per le principali tipologie di lavori verdi, l'importo annuo della detrazione si abbassa rispetto alla ripartizione triennale. E in alcuni casi potrà esserci anche la cosiddetta incapienza fiscale, cioè la situazione in cui l'imposta dovuta è più piccola della detrazione (e dunque una parte dello sconto va perduta).Istanze in dribbling Come interpretare l'impennata delle domande? «La realtà è che il decreto anti-crisi ha generato molta confusione», risponde Giampaolo Valentini, coordinatore del gruppo di lavoro sull'efficienza energetica dell'Enea. E in questo scenario di incertezza i contribuenti hanno scelto strade diverse. Qualcuno si è affrettato per finire i lavori ed effettuare il bonifico di pagamento entro il 31 dicembre. Qualcun altro, anche se non poteva terminare gli interventi in tempo, ha inviato comunque la documentazione all'Enea. E qualcun altro ancora, nel dubbio, ha preferito aspettare che la situazione si chiarisse. Spiega ancora Valentini: «Ho la ragionevole certezza che molte persone abbiano fatto domanda anche quando gli interventi non erano stati ultimati. Una procedura impropria, perché bisogna prima finire i lavori ed effettuare i pagamenti ».Il costo dell'incertezza Le opinioni delle imprese descrivono benissimo questo quadro a doppia velocità. «Siamo soddisfatti di come è cambiato il decreto anti-crisi. Tuttavia, la frenata tra novembre e dicembre è stata tale da determinare un calo del 10-15% dell'attività produttiva del 2008 rispetto alle previsioni » commenta Maurizio Esitini, direttore generale di Assistal, l'associazione dei costruttori di impianti. Se questa fosse la dimensione della contrazione, il fatturato 2008 degli interventi interessati dal bonus del 55% infissi, caldaie, pannelli solari, isolamento termico e riqualificazione energetica degli edifici – passerebbe a 1,62 miliardi dagli 1,8 miliardi di euro previsti fino a due mesi fa.«Tutti si sono fermati», conferma Valeria Verga, segretario generale di Assolterm, sigla che rappresenta i produttori di pannelli solari, un comparto che ha comunque chiuso il 2008 con una crescita del 30 per cento. Diversa, invece, la dinamica descritta dalla Uncsaal, che riunisce i produttori di serramenti e facciate continue. «Dicembre è stato un mese molto produttivo – spiega il direttore generale Pietro Gimelli . Quando i consumatori hanno capito che il Governo avrebbe concesso lo sconto fiscale almeno per il 2008, sono corsi a installare gli impianti entro fine anno».


sabato 17 gennaio 2009

Detrazione 55%: cosa cambia dopo il decreto anticrisi

16/01/2009 - Via libera definitivo dalla Camera dei Deputati per la legge di conversione del DL 185/2008 anticrisi, sulla quale è stata votata la fiducia con 283 voti favorevoli, 237 contrari e 2 astenuti.
L’articolo 29 - relativo alla detrazione del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici - è stato approvato con le modifiche delle Commissioni Bilancio e Finanze. È stata ricondotta ad un unico comma, il 6, la disciplina prevista nei commi da 6 a 11.
Si torna così alla situazione previgente al DL anticrisi, ma con alcune novità:
- diventa automatica la detrazione senza tetti di spesa;
-
l’“istanza” (con silenzio-rifiuto) all’Agenzia delle Entrate, che il DL aveva imposto anche per le spese del 2008, è stata trasformata in una “comunicazione”, ma solo per le spese del 2009 e 2010;
- le spese del 2009 e 2010 potranno essere detratte in cinque anni, mentre per quelle del 2008 resta la scelta da tre a dieci anni.

La nuova disciplina in dettaglio
Il nuovo comma 6 prevede che, per le spese sostenute nel 2009 e 2010, i contribuenti interessati alla detrazione del 55% (commi da 344 a 347 della Finanziaria 2007), debbano inviare apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate, nei termini e secondo le modalità previsti con provvedimento che l'Agenzia delle Entrate emanerà entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto anticrisi.
Con il medesimo provvedimento potrà essere stabilito che la comunicazione venga effettuata esclusivamente in via telematica e saranno stabiliti i termini e le modalità di comunicazione all’Agenzia delle Entrate dei dati in possesso dell’ENEA, ai sensi del DM 19 febbraio 2007.
Entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, il suddetto DM 19 febbraio 2007, sarà modificato al fine di semplificare le procedure e di ridurre gli adempimenti amministrativi a carico dei contribuenti.

Per le spese sostenute a decorrere dal 1° gennaio 2009 la detrazione dall’imposta lorda deve essere ripartita in cinque rate annuali di pari importo. I commi da 8 a 11 sono stati cancellati.

Ricordiamo che, ai sensi del DL 185/2008, tuttora in vigore, a partire dal 15 gennaio 2009 i contribuenti interessati alla detrazione del 55% avrebbero dovuto inviare via internet l’istanza all’Agenzia delle Entrate, attraverso un modulo che la stessa Agenzia avrebbe dovuto pubblicare entro il 29 dicembre scorso ma che, a seguito delle modifiche normative annunciate dal Governo in quei giorni, non è mai stato pubblicato.

Il prossimo step
Il provvedimento passa ora all’esame del Senato che inizierà la discussione il 26 gennaio per approvare definitivamente la legge entro il 28 gennaio, data di scadenza del Decreto-legge.

LE ALTRE NOVITÀ DEL DECRETO ANTICRISI
La norma all’articolo 21, che regola il finanziamento della legge obiettivo per la realizzazione di opere strategiche, concede due contributi quindicennali di 60 milioni di euro annui a partire dal 2009 e di 150 milioni annui a decorrere dal 2010.
Per la realizzazione di questo programma il Governo pensa al coinvolgimento di capitali privati, cosi come all’utilizzo di parte dei cespiti da Iva e accise e all’ottimizzazione delle risorse comunitarie. Lo stanziamento di risorse pubbliche necessarie al finanziamento delle opere deliberate dal Cipe per il triennio 2009-2011 è di 14 milioni di euro. Gli stanziamenti del decreto in termini di volume di investimenti attivabili si attestano sui 2,3 miliardi, pari al 16% delle esigenze.
Estese dall’articolo 22 anche le competenze della Cassa Depositi e Prestiti, per cui i fondi provenienti dal risparmio postale e dalla gestione separata possono essere utilizzati per il compimento di opere di interesse pubblico. Si vanno così a finanziare gli enti istituzionali come Stato, Regioni, Enti locali, enti pubblici e organismi di diritto pubblico.
Con il comma 3 dell’articolo 22 viene autorizzata la costituzione della società di gestione per la realizzazione degli interventi necessari allo svolgimento dell’Expo 2015 di Milano, il cui capitale sociale ammonterà inizialmente a 48 mila euro. All’onere si provvede mediante la riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto nel programma “Fondi di Riserva Speciali”.
L’articolo 23 detassa poi i progetti di microarredo urbano e interesse locale operati nello spirito della sussidiarietà. I gruppi di cittadini autorizzati possono infatti presentare all’ente locale dei progetti di pronta realizzabilità. La proposta, che non deve contenere oneri per l’ente, deve riportare i costi e i mezzi di finanziamento. Le opere devono rispettare gli strumenti urbanistici e si intendono respinti a 2 mesi dalla presentazione della proposta.

Servirà ai lavoratori autonomi l'approvazione dell'Iva di cassa, che perde il periodo sperimentale ed entra subito a regime. Sono in arrivo anche deduzione Irap e sconti per le sanzioni da tardivo versamento, così come la rivalutazione degli immobili detenuti dalle imprese per coprire le perdite ed esporre alle banche una migliore patrimonializzazione. Secondo il decreto la rivalutazione potrà essere eseguita anche in sede civilistica, senza il riconoscimento fiscale e il conseguente pagamento dell'imposta sostitutiva.
La novità maggiormente discussa è costituita dagli emendamenti a sfavore dei lavoratori immigrati, proposti dalla Lega Nord e inizialmente bocciati dal Governo. Tassa di 50 euro per il rinnovo o rilascio del permesso di soggiorno, fidejussione di 10 mila euro per l’apertura della partita Iva da parte di extracomunitari e limitazione del bonus famiglia ai soli cittadini italiani tra le misure presentate al vaglio della Camera. Definite ingiuste e anticostituzionali dal segretario del Prc Paolo Ferrero, perché favoriscono lavoro nero, illegalità e clandestinità.
Il provvedimento passa ora all’esame del Senato che inizierà la discussione il 26 gennaio per approvare definitivamente la legge entro il 28 gennaio, data di scadenza del Decreto-legge.

di Paola Mammarella da www.edilportale.com